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Il sacrificio«Spesso i grandi geni annunciano la loro morte con un grande capolavoro. È la loro anima che se ne va.»

F.R. de Chateaubriand

Oggi voglio parlare dell’ultimo capolavoro di Andrej Tarkovskij: Offret sacrificatio – Il sacrificio, realizzato nell’anno in cui sono nata io. 

Il film è ambientato in Svezia, su una piccola isola di Gotland. Aleksandr, un giornalista e attore di teatro, terrorizzato dalla catastrofe nucleare planetaria, si dedica a Dio pregando per la sua salvezza. In realtà, tutto questo è un sogno, che fa si che Aleksandr mantiene la promessa fatta davanti a Dio e “brucia i ponti con il passato, distrugge la sua casa, lascia il figlio amato e tace, svalutando definitivamente i discorsi dei contemporanei.”

Aleksandr viene considerato un pazzo, e gli impongono la camicia di forza per il suo “insano gesto”.

Tarkovskij scrive:

«la prima scena del film, dove viene piantato l’albero, e l’altra, dove l’albero dissecato viene annaffiato – il che è per me simbolo della fede stessa – sono i due punti decisivi tra i quali gli avvenimenti so svolgono in un crescendo di dinamismo. Co sono forse nel film scene fantastiche che hanno un’importanza maggiore di quella dove brucia la casa di Aleksandr. In particolare, come ho detto, sono importanti gli episodi dell’albero.»

Quindi, l’albero è uno dei simboli che Tarkovskij tratta nei suoi film, e che significano la vita e la morte.

«La prima inquadratura del film è un particolare dell’Adorazione dei Magi di Leonardo: il primo piano della mano tesa di uno dei magi, contenente un dono in un prezioso vasetto, che il piccolo Gesù accoglie nella sua mano. “Un regalo è sempre un sacrificio, sennò che regalo sarebbe!” – dice nel film il postino-profeta Otto. Lentamente la macchina da presa si alza in un movimento verticale incontrando esattamente l’asse del tronco dell’albero su cui scorre fino ad inquadrarlo completamente: l’albero che si alza verticale sopra il bambino e che costituisce l’asse dell’opera affonda le sue radici esattamente nel vasetto, nel dono/sacrificio.»[1]

Quindi, i simboli dell’albero, dell’acqua, assolutamente nello stile tarkovskiano, offrono agli immagini del film un profondo significato, un’intensa riflessione.

All’uomo non rimane altro che aspettare un miracolo, un miracolo per salvare “l’albero dissecato”.

«Nel finale, dopo la drammatica conversazione di Aleksandr e l’incendio appiccato alla casa, mentre sulla strada l’ambulanza con Aleksandr si allontana verso il manicomio, il piccolo cammina assorto, trasportando faticosamente ma tenacemente grossi secchi d’acqua per annaffiare l’albero disseccato che aveva piantato con il padre. È un compito che riempie tutta la sua vita. Poi il bambino si siede e sussurra le sue prime, uniche parole: “Ma in principio non era il Verbo?” (Queste stesse parole richiamano l’inizio del film: mentre il padre piantava l’albero, dice rivolto al figlio: “In principio ci fu il Verbo, ma tu taci, piccolo, muto come un pesce!”)

La mancanza di un nome specifico per il bambino è significativo: egli è così, nel film, qualcosa come l’emblema di una generazione che vedrà il terzo millennio, alla quale l’artista russo sembra voler consegnare il suo struggente, “terribile e magnifico” appello. Il film del resto reca questa dedica: “A mio figlio Andriochka a cui auguro speranza e fiducia”.»[2]

Tarkovskij spiega che Il sacrificio è una continuazione dei film precedenti, che ha puntato su uno stile più poetico e drammaturgico.

Gli altri film hanno un senso impressionistico: quasi tutte le scene sono prese dalla vita reale, per questo lo spettatore le comprende in totalità. Invece per Il sacrificio, il regista si è confrontato con più difficoltà, per rendere il film da un punto di vista poetico doveva collegare le scene in una maniera drammaturgica.

Regia: Andrej Tarkovskij;

Soggetto e sceneggiatura: Andrej Tarkovskij;

Scenografia: Anna Asp;

Fotografia: Sven Nykvist;

Musica: J.S. Bach, musiche popolari svedesi e giapponesi;

Attori: Erland Josephson (Aleksandr), Tommy Kjellqvist (il Piccolo), Susan Fleetwood (la moglie Adelaide), Svan Wollten (Victor, il medico), Allan Edwall (Otto, il postino), Gudrum Gisladottir (Maria), Filippa Franzen (la figlia Marta), Valérie Mairesse (Julia, la cameriera);

Produzione: Svensk, Filminstitutet, 1986;

Ecco una sequenza del film >>>


[1] Antonio Socci, Obiettivo Tarkovskij, Edit, Milano, 1987, p. 128

[2] Ibidem, p.129

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