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Stalker, TarkovskijIl significato dello stalker, termine anglosassone, è colui che guida alla caccia di qualcosa.

Nel 1976, Tarkovskij formula la sua idea che poi prende la forma di un film:

«In una parte del mondo piomba dallo spazio una nuova civiltà. Essa si isola in una zona che inquieta il resto del mondo. Si formano commissioni internazionali, si mobilitano eserciti, si cerca di capire che cosa stia succedendo oltre la barriera: una divisione di carri armati forza il blocco ma scompare. La zona viene recintata; gli extraterrestri partono, ma il luogo si è trasformato. La notizia invade il mondo. Scienziati e tecnici studiano la zona per alcuni anni. Trafficanti e avventurieri vi penetrano clandestinamente accompagnati da stalker, guide che procurano loro dei pezzi meccanici e metallici lasciati dagli “stranieri”. Alcuni stalkers scoprono all’epicentro della zona un disco (la Camera dei desider) capace di esaudire ogni richiesta umana. I personaggi del film, uno scrittore che ha perduto l’ispirazione e un ricercatore che si occupa di problemi sovrumani, si mettono in testa di ritrovare alla fine la loro personalità. Quando al loro stalker, questi pretende di voler ottenere la guarigione della sua bambina paralitica. Ma lo scrittore non raggiunge l’epicentro, lo scienziato mette una bomba ad orologeria vicino al disco misterioso, lo stalker dimentica sua figlia e non pensa che a chiedere del denaro. Nessuno di loro aveva la fede, nessuno è stato esaudito.»[1]

Lo stalker, in realtà rimane fedele alla sua missione e non chiede la guarigione della figlia.

«Lo stalker supplica, si raccomanda e infine si dispera per quel’ottuso e tragico rifiuto del Dono, del miracolo, così evidente davanti ai loro occhi.»[2]

Tarkovskij dice che questa storia è la crisi di uno degli ultimi idealisti. Infatti, il regista costruisce un insieme di significati, associazioni, accenni che evidenziano la crisi dello stalker – sognatore per la mancanza altrui di ideali.

«Ma in Stalker, film della “debolezza” fideistica dell’idealismo, ci sono anche i topoi tarkovskiani futuri: il sentimento della nostalgia e quello della purificazione attraverso il sacrificio. Il primo in un’armata presa di coscienza dell’assenza, di una mancanza di armonia; per il secondo la sofferenza spirituale dello Stalker – un portato delle precedenti figure del monaco Rublev e dell’astronauta psicologo Kelvin – la cui speranza purificata potrà preparare quella sublimata dell’intellettuale Alexander. […] Il percorso del film è quello compiuto dallo Stalker: è lui la guida, il regista – una sorta di alter ego di Tarkovskij – l’artefice dell’itinerario verso la “Zona”, dei modi e dei tempi che lo Scrittore ed il Professore devono rispettare.»[3]

Per Tarkovskij era molto importante che la sceneggiatura di questo film rispondesse a tre necessità essenziali: il tempo, lo spazio e il luogo dove si sviluppa la storia.

Se nel film  Lo specchio, sembrava interessante sviluppare la storia sotto forma di una cronaca: i sogni, la realtà, la speranza, le credenze, i ricordi – una confusione di circostanze che mettono l’eroe di fronte a domande senza risposta sull’esistenza, allora nel Stalker, il regista non voleva vedere degli spazi temporali tra le scene. Il tempo e il suo flusso dello sviluppo doveva accadere all’interno della scena, se era per lui, faceva il film in una sola scena.

In Stalker, fantascienza può essere considerata soltanto la situazione iniziale del film, ma in realtà, tutto quello che succede con i protagonisti è tangibile, non c’è niente di fantastico – spiega il regista.

Il film è stato fatto in un modo che lo spettatore avesse la sensazione che quello che sta accadendo è ora, nella Zona vicino a noi.

Regia: Andrej Tarkovskij;

Sceneggiatura: Andrej Tarkovskij, Boris e Arkadij Strugachkij;

Fotografia: Aleksandr Knyajinskij;

Musica: Eduard Artyomjev – brani di Beethoven, Ravel, Wagner;

Attori: Aleksandr Kaydanosvskij (lo stalker), Alissa Freindlikh (la moglie), Anatolij Solonicyn (lo scrittore), Nikolay Grinko (lo scienziato), Natasha Abromova (la bambina);

Produzione: Mosfilm, 1979;

Ecco una scena del film >>>


[1] “Cinema Nuovo”, nr. 242, luglio-agosto 1976, a cura di Carlo Benedetti

[2] Antonio Socci, Obiettivo Tarkovskij, Edit, Milano, 1987, p. 120

[3] Fabrizio Borin, Il cinema di Andrej Tarkovskij, Jouvence, Roma 1989 , p.113

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