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Tarkovskij, SolarisOggi parlerò di Solyaris (it- Solaris), il film che Andrej Tarkovskij ha realizzato nel 1972.

Il psicologo Kris Kelvin è stato mandato sulla stazione orbitante attorno al pianeta Solaris per capire gli eventi strani che sono stati accaduti. Inoltre, deve pronunciarsi sulla permanenza degli scienziati sulla stazione e sugli esperimenti in corso per un collegamento con l’oceano pensante di Solaris.

Una volta arrivato sulla stazione orbitante, viene a sapere che l’amico Gibarjan si è suicidato e osserva che gli altri scienziati hanno un comportamento assolutamente strano.

«La vicenda del film verte attorno al problema dell’incontro con una intelligenza diversa per conoscere la quale gli scienziato usano il linguaggio che essi ritengono l’unica vita della conoscenza, il linguaggio scientista-tecnocratico.»[1]

Oltre l’abbandono e la disordine della stazione, che sono comportamenti assolutamente terrestri, i protagonisti “soffrono” per la nostalgia della terra, come dei orfani che sono stati “strappati” dal seno della madre.

In uno stile tutto tarkovskijano, «il film comincia con l’inquadratura di alghe e piante acquatiche che si muovono nella corrente. La camera scorre poi alla florida vegetazione sulla riva, dove scopre le gambe di un uomo e risale in alto fino al suo volto: è Kris Kelvin.

Poi di nuovo, l’inquadratura delle alghe, la vegetazione, l’uomo e infine una serie di grandi e antichi tronchi d’albero. Si vede Kelvin muoversi verso la casa da dove il padre lo chiama. Nella scena successiva mentre Kelvin si lava le mani il regista evidenzia il passaggio di un cavallo. Lo spessore simbolico di queste sequenze iniziali, che racchiudono un antefatto mitologico, è decisivo.»[2]

Un altro simbolo nel film è la malattia di Kelvin sulla stazione orbitante.

SolarisNel sogno, Kelvin «si sente “frugato” da una mano che dal nulla lo fa gradualmente emergere come se lo facesse rinascere alla vita introiettando in lui una smania di plasmare “un altro sé”, che, una volta formato, finisce assieme a lui dissolto in una massa brulicante di vermi: un istinto vitale si rivolge contro se stesso e si dà la morte.»[3]

Kelvin sente un profondo senso di colpa, una perdita di se stesso, che probabilmente, soltanto il padre potrebbe ristabilire la tranquillità spirituale del figlio.

Nel 1981, il regista afferma che Solaris è uno dei suoi film meno riusciti, perché non ha potuto cancellare del tutto il rapporto con la fantascienza.

«Se nelle intenzioni c’era l’esigenza di evitare accuratamente i ben collaudati luoghi comuni di viaggio spaziale e delle immancabili varianti fanta-avventurose, se Tarkovskij ha anche inteso filtrare e rarefare altrimenti a livello spiccatamente visivo o narrativamente in maniera simbolicamente lontana, come sarebbe i genitori di Kelvin, l’infanzia, i riferimenti analogici agli oggetti, tutta la serrata intelaiatura terminologica del testo letterario. Se la suggestione di cimentarsi con un genere che negli anni ’60 e ’70 era molto utilizzato, magari “soltanto” per disarticolarne i congegni narrativi, guardare nella macchina-cinema per vedere come è fatto il “giocattolo” o per compiere operazioni “alte”, d’autore, proprio iniziando da una struttura “bassa”, popolare; se questa suggestione dunque non appartiene alla sua sensibilità artistica; cioè questo tipo di scommessa creativa a lui non interessava, a differenza di altre significative esperienze come quelle, ad esempio, di Godard o di Truffaut, la giustificazione della scelta del soggetto, il romanzo Solaris  dello scrittore polacco Stanislaw Lem, sta esattamente nella contrapposizione tra l’ignoto morale e l’ignoto scientifico, in quella sbilanciata dialettica tra il progresso tecnologico ed il più debole progresso dello spirito dell’uomo su cui ossessivamente e caparbiamente tornerà ad insistere.»[4]

Solaris, Tarkovskij sul setLe immagini del film fanno riferimento anche ai diversi simboli, come osserviamo diverse inquadrature sui busti di Platone, la Venere di Milo, la maschera di Beethoven, la vetrata di una chiesa – l’icona della Trinità angelica di Rublev, i quadri di Brueghel, il libro di Don Chisciotte ed anche nella musica – il Corale di Bach in fa minore.

Fabrizio Borin sottolinea che «Tarkovskij coerentemente sente di dover continuare il discorso etico, di monito sull’errato progresso dell’uomo iniziato con Andrej Rublev. Allora Solaris è solo la conclusione di una parte, l’altra sarà Stalker

Belli o brutti possano essere i miei ultimi due film – racconta Tarkovskij[5] –  però in un finale, parlano della stessa cosa: il dovere morale e di lealtà nei casi estremi, la lotta verso di esso, la fede al livello di conflitto individuale, la convinzione personale e individuale del proprio destino, dove il disastro significa l’antirovina dell’anima umana.

Sia Ivan che Andrej si assumano il rischio di fare le cose. Il primo lo fa fisicamente, il secondo – nel senso morale. Sono nella ricerca del comportamento ideale morale.

Per quello che riguarda Solaris, invece, Lem sottolinea un problema caro a me: si tratta del superamento dei conflitti, della sicurezza in se stesso, della trasformazione morale lottando per il proprio destino.

Volevo girare Solaris in un modo che i spettatori non sentissero la sensazione di esotico, sicuramente, la tecnica esotica.

Ho osservato su me stesso, se la struttura emotiva degli immagini nel film si basa sulla memoria dell’autore, sul rapporto delle sue esperienze di vita, allora è in grado di influenzare lo spettatore emotivamente.

E se il registra segue soltanto l’aspetto letterario del film,  come la sceneggiatura, anche in un modo persuasivo e fedele, allora lo spettatore rimane freddo nella visione.

Quindi, se non riesci proprio a influenzare lo spettatore come in letteratura, allora ti rimane soltanto di raccontare in un modo sincero del tuo.

Regia: Andrej Tarkovskij;

Sceneggiatura: Andrej Tarkovskij e Fridrik Gorenstein dal romanzo Solaris di Stanislaw Lem;

Fotografia: Vadim Yosov;

Scenografia: Mihail Romadin;

Musica: J.S. Bach (Preludio del Corale in fa min.) e Eduard Artiemiev;

Attori: Natalia Bondarchuk (Charij), Donatas Banionis (Kris Kelvin), Juri Jarvet (Snaut, il cibernetico), Anatoli Solinitzin (Sartorius, il fisico), Sos Sarkissian (Gibarian, il suicida), Vladislav Dvoriechkij (Berton), Nikolaj Grinko (il padre);

Produzione: Mosfilm, 1972;


[1] Antonio Socci, Obiettivo Tarkovskij, Edit, Milano, 1987, p.111

[2] Ibidem, Op. Cit., p.113

[3] Ibidem, Op. Cit. pp.114-115

[4] Fabrizio Borin, Il cinema di Andrej Tarkovskij, Jouvence, Roma 1989, pp. 85-86

[5] Maya Turovskaya,7 ½ i Filimi Andreya Tarkovskova, p. 92

Guarda un breve video del film Solaris >>> 

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